SR002 Breve storia della Ducati

La maggior parte delle persone quando sente il nome DUCATI, pensa subito alle potentissime moto di Borgo Panigale, ma in realtà la storia inizia molto tempo prima.

Tutto è iniziato a Bologna nel 1926, quando i fratelli Adriano, Bruno, Antonio e Marcello Cavalieri Ducati, aprirono la loro ditta per la costruzione di resistenze e condensatori a mica e a carta per la produzione di radio ricevitori.

Si trattava di componenti creati appositamente per l’ uso radiantistico, mentre in precedenza si usavano componenti per uso telefonico riadattati.

L’ adozione dei condensatori elettrolitici migliorò notevolmente il livello qualitativo, ma in Ducati si costruivano diverse apparecchiature elettriche e elettrotecniche, ma a breve ci sarebbe stato il grande salto con l’ elettronica

A quel tempo la Ducati so occupava di elettrotecnica, tanto che il pezzo forte era il DUOFONO, ovvero un citofono per interni in bakelite nera, all’ avanguardia rispetto alla concorrenza.

Negli anni 30 con l’ inizio della produzione di apparecchiature elettroniche, ci fu una grande espansione, tanto che la direzione decise di assumere molto personale (anche femminile) da destinare a lavori manuali di precisione, tra loro c’ era pure una ragazza che diventerà famosa con la vittoria a Sanremo nel 1951, la grande Nilla Pizzi.

Verso la fine degli anni 30, dalla Ducati iniziarono a uscire radio di alta qualità, costruite con materiali pregiati con meticolosa lavorazione, di queste ricordiamo la RR3404 del 1940, detta anche “Paniere" per via della forma insolita e arrotondata, il mobile di questo ricevitore supereterodina a 3 gamme, era impiallacciato con legno di Pero di Sardegna, mentre una serie più economica (limitata ai dipendenti della casa) era impiallacciata in noce nazionale.

A richiesta era possibile avere un mobiletto (serie numerata) singolo o dotato di cassetto con giradischi.

Nel 1941, uscì il modello RR3405, ovvero una RR3404 montata in uno chassis più grande e dotata di giradischi al quale si poteva accedere sollevando il coperchio.

Per i clienti più esigenti, nel 1942 uscì il modello top della gamma, ovvero la RR4401 detta anche “Papale”, si trattava della radio più completa dell’ epoca, il circuito era una supereterodina a 6 gamme con giradischi nascosto dalla ribaltina superiore di forma arrotondata.

Anche questo modello come i due precedenti era impiallacciata con legno di pero di Sardegna e manopole in bakelite verde (alcune indiscrezioni parlano di un modello in mogano con manopole in avorio costruito su richiesta di qualche possidente).

L guerra fece molti danni ovunque e non risparmiò certo la Ducati che riaprì nonostante

a fabbrica avesse subito gravi danni, così la ricostruzione iniziò gradualmente in diverse sedi e su più fronti, iniziando anche da radioricevitori più economici rispetto ai modelli precedenti

In quel periodo si costruivano anche rasoi elettrici e fotocamere.

Ma il vero lampo di genio, fu quello di Aldo Farinelli della SIATA, che col suo progetto chiamato “Cucciolo” prevedeva di motorizzare qualsiasi mezzo, iniziando proprio dalle vecchie biciclette, ma siccome la SIATA non era in grado di soddisfare le richieste, ecco che la produzione di questo piccolo motore fu avviata proprio dalla Ducati nel 1946.

Il Cucciolo si rivelò un vero successo, tanto che poteva essere applicato a molte biciclette

Fino a quando in Ducati iniziarono a costruire dei ciclomotori in lamiera stampata, spinti proprio dal Cucciolo.

Tra le tante cose in Ducati costruirono anche delle calcolatrici meccaniche come mostrato da una pubblicità d’ epoca.

Il grande successo arrivò verso la fine degli anni 50 del secolo scorso, quando iniziarono a costruire delle vere moto con l’ idea dell' ing. Fabio Taglioni (in Ducati dal 1954) che prevedeva l' azionamento delle valvole senza le molle di richiamo, ma con un sistema dove lo stesso albero a camme provvede sia all’ apertura che alla chiusura delle valvole stesse. Questo sistema si chiama desmodromico e contraddistinguerà tutta la produzione Ducati.

Ma le cose non finiscono qui, ben presto il motore monocilindrico mostrò i suoi limiti, era necessario ricorrere a un bicilindrico, da qui il lampo di genio dello stesso Taglioni che concepì un bicilindrico a V di forma insolita, cioè con un cilindro orizzontale e uno verticale, in modo che il primo non sottraesse aria al secondo.

Da li le grandi imprese sportive in molte categorie, tutto grazie al motore V2 desmodromico inserito in un telaio tubolare, i successi arrivarono ovunque.

Moto stradali turistiche e supersportive che hanno vinto in moltissimi campionati per derivate di serie

Il grande salto arriverà però solo nel 2002, col varo del regolamento MotoGP che prevedeva solo moto spinte da motori a 4 tempi da un litro al posto delle 500 a due tempi, la Ducati non si fece cogliere impreparata, sfornando la DESMOSEDICI, con motore V4 da 993cc 220CV (prima versione), nel 2007 seguirà una versione stradale.

Nel 1975 la Ducati passa sotto il controllo statale insieme alla VM (gruppo Finmeccanica)  e nel 1983 la Cagiva ne assumerà il controllo fino al 1996 anno in cui passerà alla Texas Pacific Group, in quel periodo i successi nel campionato Superbike piovevano dal cielo ma ben presto anche le altre case apportarono nuovi sviluppi e recuperarono il gap iniziale nel giro di pochi anni.

Nel 2006 l’ azienda torna di proprietà italiana essendo acquistata dalla Industrial Holding di Andrea Bonomi, ma nel 2012 passerà nuovamente di mano (e questa volta in mani sicure), essendo la Volkswagen il nuovo proprietario,  questo rappresenta un ulteriore impolso, fornendo al gruppo di Wolfburg la possibilità di dominare anche nel mondo delle due ruote.

In seguito prenderà il via il progetto Panigale V4 per gareggiare in Superbike alla pari con le altre 4 cilindri da un litro.

Ma non finisce qui, dopo il successo alla Pikes Peak della Volkswagen IDR a trazione elettrica, parte di quella tecnologia è servita per sviluppare la nuova V21L che il prossimo anno debutterà nel campionato Moto E, sicuramente sarà una gran moto, anche se la mancanza del classico borbottio non piacerà a molti

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